ARTICOLO PUBBLICATO SU MISTERMANAGER.IT il 22 Marzo 2010 – Autore MELE CLAUDIO
Giocare a pallone o giocare a calcio?
Sicuramente sono due giochi molto simili tra loro ma alla base c’è una sostanziale differenza, ovvero l’interpretazione del gioco.
Giocare a calcio vuol dire confrontarsi con un altro collettivo cercando di mettere insieme le caratteristiche di tutti i componenti della squadra seguendo delle disposizioni comune date dall’allenatore, frutto del lavoro svolto in settimana sul campo. Lavoro importantissimo è che troppo spesso viene sottovalutato nel mondo dilettantistico, ad es. l’allenatore va sul campo senza avere un programma e degli obiettivi razionali e programmati, i ragazzi affrontano la seduta senza la giusta concentrazione, i genitori o chi per loro invade il ruolo di altri operatori rendendo poco sereno l’ambiente.
Giocare a pallone vuol dire utilizzare l’attrezzo palla per giocare, divertirsi in modo analitico o situazionale ma con regole “improvvisate”, scelte di comune accordo tra i partecipanti, ad esempio, la dimensione del campo, il numero dei giocatori, le modalità di rimessa, ecc.
Questa attività è riferita al giocare nel giardino di casa, per strada, al giardino comunale, a scuola ecc…
Giocare a calcio presuppone che tutto il lavoro svolto abbia l’obiettivo di formare il calciatore (colui che gioca al calcio) e che nell’espressione del collettivo ci sia un’organizzazione ricercata dall’allenatore secondo una razionale analisi e programmazione.
Negli anni la differenza la fa l’interpretazione.
Se un ragazzo va a scuola calcio per “giocare a pallone” sicuramente non raggiungerà il massimo delle sue possibilità, così come un allenatore che improvvisa le sedute o non è in grado di insegnare porrà dei limiti ai suoi giocatori.
Se un ragazzo frequenta la scuola calcio per “imparare il gioco del calcio”, quindi lettura, analisi, interpretazione e risoluzione delle situazioni che gli si presentano durante il gioco e migliorare la propria formazione tecnica, e avrà la fortuna di essere guidato da un allenatore preparato e in grado di trasmettere le sue conoscenze, probabilmente si avvicinerà al limite delle sue possibilità.
Credo che questa scelta, questa selezione, sia decisiva affinché venga formato un buon calciatore o un giocatore di pallone.
Claudio Mele – A.S.D. ETRUSCA CALCIO