Sono on line le esercitazioni sulla progressione didattica del Primo Controllo.
Le esercitazioni sono state pubblicate su Allenatore.net
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A cura di CLAUDIO MELE
L’Inter s’impone sul Chelsea per uno a zero allo Stamford Bridge. La rete realizzata da Eto’o permette così ai nerazzurri di raccogliere il massimo, ovvero centrare il passaggio al turno successivo e vincere una partita interpretata in modo eccellente da Jose Mourinho e ben giocata dai suoi giocatori.
Il gol realizzato al 78esimo nasce da una palla inattiva (fallo laterale) a favore del Chelsea, che non viene ben giocata e permette all’Inter di riconquistare palla.
L’errore più evidente è di tipo tecnico ed è da attribuire a Lampard il quale sbaglia il controllo, passando così la palla a Stankovic. Inoltre, chi ha battuto il fallo laterale avrebbe dovuto scegliere un’altra soluzione poiché ha giocato palla in un’area piccola in cui il compagno si trovava in 3 > 1 cioè in inferiorità numerica.
Il centrocampo del Chelsea attua la transizione passiva in ritardo senza coprire la profondità. Nel primo caso, sulla palla giocata su Milito, questo era difficile farlo in modo efficace in quanto tutti i centrocampisti si trovavano oltre la linea della palla.
Nel secondo caso, sull’assist di Snejder per Eto’o, l’errore è più evidente in quanto nessuno dei centrocampisti, dopo aver recuperato la posizione, copre la profondità poi sfruttata dal giocatore nerazzurro.
Anche Ivanovic diretto marcatore di Eto’o non affronta in modo corretto la fase di transizione passiva (quando la sua squadra perde il possesso di palla) in quanto, correndo fronte alla sua porta, si lascia completamente alle spalle l’attaccante nerazzurro negandosi la possibilità di vedere e controllare i suoi movimenti.
Per quanto riguarda l’analisi dell’operato dell’Inter c’è da notare la rapida lettura e trasformazione con cui è riuscita ad attaccare e concludere dopo aver conquistato il pallone.
La protezione di palla di Milito e il successivo appoggio su Snejder molto bravo a farsi trovare libero e altrettanto bravo a vedere il movimento di Eto’o per poi servirlo in modo impeccabile.
Infine decisiva è la scelta dell’attaccante nerazzurro che con il collo esterno trova precisione e potenza.
Giocare a calcio vuol dire confrontarsi con un altro collettivo cercando di mettere insieme le caratteristiche di tutti i componenti della squadra seguendo delle disposizioni comune date dall’allenatore, frutto del lavoro svolto in settimana sul campo. Lavoro importantissimo è che troppo spesso viene sottovalutato nel mondo dilettantistico, ad es. l’allenatore va sul campo senza avere un programma e degli obiettivi razionali e programmati, i ragazzi affrontano la seduta senza la giusta concentrazione, i genitori o chi per loro invade il ruolo di altri operatori rendendo poco sereno l’ambiente.
Giocare a pallone vuol dire utilizzare l’attrezzo palla per giocare, divertirsi in modo analitico o situazionale ma con regole “improvvisate”, scelte di comune accordo tra i partecipanti, ad esempio, la dimensione del campo, il numero dei giocatori, le modalità di rimessa, ecc.
Questa attività è riferita al giocare nel giardino di casa, per strada, al giardino comunale, a scuola ecc…
Giocare a calcio presuppone che tutto il lavoro svolto abbia l’obiettivo di formare il calciatore (colui che gioca al calcio) e che nell’espressione del collettivo ci sia un’organizzazione ricercata dall’allenatore secondo una razionale analisi e programmazione.
Negli anni la differenza la fa l’interpretazione.
Se un ragazzo va a scuola calcio per “giocare a pallone” sicuramente non raggiungerà il massimo delle sue possibilità, così come un allenatore che improvvisa le sedute o non è in grado di insegnare porrà dei limiti ai suoi giocatori.
Se un ragazzo frequenta la scuola calcio per “imparare il gioco del calcio”, quindi lettura, analisi, interpretazione e risoluzione delle situazioni che gli si presentano durante il gioco e migliorare la propria formazione tecnica, e avrà la fortuna di essere guidato da un allenatore preparato e in grado di trasmettere le sue conoscenze, probabilmente si avvicinerà al limite delle sue possibilità.
Credo che questa scelta, questa selezione, sia decisiva affinché venga formato un buon calciatore o un giocatore di pallone.
Claudio Mele – A.S.D. ETRUSCA CALCIO
ARTICOLO PUBBLICATO SU … INTER CHELSEA … a cura di CLAUDIO MELE … http://ancheiopossoallenare.com/contenuti/
Articolo a cura di CLAUDIO MELE
“Istruttore scuola calcio”
Descrizione tecnico – tattica dei gol realizzati in
Inter – Chelsea del 24/02/2010.
L’ 1 a 0 dell’Inter.
Thiago Motta è in possesso e si trova in palla scoperta, nessun giocatore del Chelsea effettua una presa di posizione sul portatore e tutti sono concentrati sulla presenza dell’avversario nella propria zona,
Carvalho su Eto’o,
Ivanovic su Snejder,
Terry su Milito.
La presa di posizione su Thiago Motta la prende Miguel ma tutto ciò viene fatto con leggero ritardo, nel frattempo è stata servita la profondità.
Allo stesso modo la marcatura su Eto’o è troppo leggera e gli permette di girarsi per poi giocare palla su Milito dopo una finta di corpo.
Eccezionale l’1 c 1 vinto da Milito con un cambio di direzione con l’esterno destro, così come risulta decisiva la conclusione sul palo di Cech.
Il pareggio del Chelsea.
Ivanovic come ha fatto diverse volte in questa partita, porta palla per circa trenta metri senza che nessun avversario riesce ad ostacolarlo.
La sua penetrazione nei reparti interisti si ferma al limite dell’area di rigore dove giustamente la difesa dell’Inter stringe gli spazi mettendo la porta e la profondità in zona d’ombra.
A questo punto Ivanovic trasmette la palla a Kalou, nel frattempo liberato dal movimento di Lampard, e con l’interno piede calcia sul secondo palo ingannando Julio Cesar poiché la palla gli rimbalza davanti e prende velocità diventando così incontrollabile.
Probabilmente su questo tiro se Cambiasso, anziché girarsi, avesse affrontato Kalou in posizione frontale attiva sarebbe riuscito a contrastare la conclusione.
Il gol vittoria dell’Inter
E’ da attribuire a un prezioso gesto tecnico di Cambiasso.
La rete nasce da un 3 c 2 in inferiorità numerica, superato con un dai e vai tra Thaigo Motta e Snejder, quest’ultimo effettua un cross ben ribattuto dalla difesa inglese che giustamente poi attacca la palla.
La potenza e la precisione del secondo tiro di Cambiasso però non trova ostacoli e si infila alle spalle di Cech che forse ha la colpa di non essere molto reattivo dopo la prima conclusione del giocatore argentino.
Per rimediare a due situazioni da cui non sono riuscito a raggiungere il risultato prestabilito ho cercato di interpretare e di semplificare il classico 4 – 4 – 2.
La prima di queste situazioni riguarda la fase di possesso e coinvolge in particolare il reparto d’attacco.
Generalmente ai due attaccanti viene chiesto di fare movimenti diversi tra loro, in modo che uno giochi sul corto mentre l’altro attacca la profondità. In questa stagione personalmente con tutte le variabili a favore sono riuscito ad ottenere questo risultato nel primo periodo, nell’ultima parte del campionato invece in seguito a diversi fattori che si sono concentrati sono arrivati dei risultati negativi portando tra l’altro un insicurezza generale e così quello che fino a qualche mese fa sembrava facilissimo ora sempre irraggiungibile.
Per questo, mantenendo sempre lo stesso principio riguardo i movimenti degli attaccanti, ho provato a dare dei punti fissi. Ovvero, gioco con un attaccante centrale mentre l’altro parte dalla linea dei centrocampisti. In questo modo la squadra ha sempre un attaccante che gioca sul corto (attaccante centrale) e un giocatore che attacca la profondità (inserimento di un centrocampista interno).
Ovviamente il centrocampista centrale che s’inserisce non partecipa alla manovra perché in questa fase ha il compito di avvicinarsi al reparto difensivo avversario.
L’inserimento del centrocampista interno l’ho suddiviso in 3 parti.
Durante la prima fase il centrocampista arretrato (ricordiamo che si parte col 4 – 1 – 4 – 1) prende il posto del centrocampista che si è staccato; la seconda fase viene realizzata in corsa leggera e nel frattempo si legge lo spazio da attaccare; la terza fase prevede un cambio di velocità e attacco alla palla.
Il tempo di gioco (cioè quando si deve staccare il centrocampista interno) lo detta l’attaccante centrale col suo movimento incontro. Dal momento che questo gioca la palla, in pochi secondi bisogna servire la profondità del compagno inseritosi.
La seconda situazione invece riguarda la fase di non possesso.
Al fine di dare maggiore sicurezza al reparto difensivo, ho deciso di sfruttare il giocatore davanti alla difesa per rinforzare la zona centrale del reparto quando il gioco avversario è concentrato su una zona esterna del campo.
In questo modo anche se un esterno basso va in pressione sul diretto avversario in possesso di palla, il centrocampista arretrato si inserisce tra i due difensori centrali ricostruendo così la difesa a 4. D’altra parte in fase di non possesso l’obiettivo principale è quello di non prendere gol e cercare di riconquistare il pallone.
Io credo che adottando queste due semplici soluzioni il classico 4 – 4- 2 non viene stravolto e oltretutto credo che per i ragazzi sia di semplice comprensione.
Alla base di tutto ciò ovviamente c’è il lavoro da svolgere durante gli allenamenti. Per raggiungere questi obiettivi io propongo delle partite a tema, il 5 c 2, il 6 c 4, il 5 c 0 il 6 c 0 e così via. Credo inoltre che sia indispensabile informare i propri giocatori su quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere e il perché.
Claudio Mele – Allenatore Giovanissimi Regionali A.S.D. Etrusca Calcio
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Claudio Mele nasce a Taranto il 16/04/1984 si trasferisce a Bracciano nel febbraio del 1992 e inizia da subito la sua attività sportiva preferita, ovvero il calcio, nell’A.S. Bracciano 1910. In questa società gioca in tutte le categorie a partire dalla scuola calcio fino ad arrivare a giocare nella Prima Squadra, in cui esordisce il 18 Aprile del 2000. In questi anni vince il Campionato di Giovanissimi Provinciale (in qualità di Capitano, allenatore Giulio Ambrogi), Campionato di Juniores Provinciale (vicecapitano, allenatore Giulio Ambrogi), Campionato di Seconda Categoria, allenatore Roberto Pennacchini.
A mio padre….. (…. e non solo)
Lo sai papà, che quasi mi mettevo a piangere dalla rabbia, quando ti sei arrampicato sulla rete di recinzione, urlando contro l’arbitro. Io non ti avevo mai visto così arrabbiato!
Forse sarà anche vero, che lui, l’arbitro, ha sbagliato: ma quante volte io ho fatto degli errori senza che tu mi dicessi niente…..
Anche se ho perso la partita “per colpa dell’arbitro” come dici tu, mi sono divertito lo stesso . Ho ancora molte gare da giocare e sono sicuro che se non griderai più, l’arbitro sbaglierà meno. Papà, capisci, io voglio solo giocare, ti prego lasciamela questa gioia, non darmi suggerimenti che mi fanno solo innervosire: “tiraaaa”, “passaaa”, “buttalo giù”.
Mi hai sempre insegnato a rispettare tutti, anche l’arbitro e gli avversari e di essere educato…..e se buttassero giù me, quante parolacce diresti?
Un’ altra cosa, papà, quando il “Mister” mi sostituisce o non mi fa giocare, non arrabbiarti. Io mi diverto anche a vedere i miei compagni, stando in panchina.
Siamo in tanti ed è giusto dare a tutti la possibilità di giocare (come dice il mister).
E per piacere, insegnami a pulire le mie scarpe da calcio, non è bello che tu lo faccia al posto mio, ti pare?
E scusami papà, non dire alla mamma, al ritorno dalla partita “oggi ha vinto” o “ha perso” dille solo che mi sono divertito tanto e basta. E poi non raccontare, ti prego, che ho vinto perché ho fatto un gol bellissimo: non è vero papà.
Ho buttato il pallone dentro la porta perché il mio compagno mi ha fatto un bel passaggio, il portiere ha parato tutto, perché assieme agli altri miei compagni, ci siamo impegnati moltissimo: per questo abbiamo vinto (ce lo ha detto anche il mister).
E, ascoltami papà, non venire nello spogliatoio, al termine della partita per vedere se faccio bene la doccia o se so vestirmi, ma che importanza ha se mi metto la maglietta al contrario!
Papà, devo imparare da solo, stà sicuro che diventerò grande anche sé avrò la maglietta al rovescio, ti sembra? E lascia portare a me il borsone, vedi? c’è stampato sopra il nome della mia squadra e mi fa piacere far vedere a tutti che io gioco a pallone.
Non prendertela papà, se ti ho detto queste cose…..ma adesso è già tardi, devo correre al campo per l’allenamento, se arrivo tardi il mister” non mi farà giocare la prossima volta.
Ciao papà lo sai che ti voglio tanto bene!!!!!!